Fegato grasso: si può fare la diagnosi senza biopsia?
Il verdetto: sì, nella maggior parte dei casi. Per capire se il fegato grasso ha già lasciato cicatrici importanti oggi bastano spesso esami del sangue e un esame che misura la rigidità del fegato con una sonda sulla pelle. La biopsia serve ancora, ma in pochi casi selezionati.
In breve. Il 29 ottobre 2026 la rivista The Lancet ha pubblicato lo studio europeo LITMUS, condotto su 1.590 persone in 13 Paesi tra Europa e Stati Uniti. I ricercatori hanno confrontato 26 test non invasivi con la biopsia. Per la fibrosi avanzata e la cirrosi alcuni test si sono dimostrati molto accurati. Come primo filtro, un esame del sangue semplice ed economico, la gamma-GT, è andato meglio del punteggio oggi più usato. Per l'infiammazione attiva del fegato, invece, i test non invasivi non bastano ancora.
A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 31.10.2026.
The Wom Healthy e altre testate hanno raccontato una novità sul fegato grasso: si può evitare l'ago della biopsia? La notizia nasce da due studi del consorzio europeo LITMUS, coordinato dall'Università di Newcastle e pubblicati su The Lancet e Nature Medicine. Vediamo come si fa la diagnosi oggi e quando la biopsia serve ancora.
Cos'è il fegato grasso e perché conta la fibrosi?
Il fegato grasso è un accumulo di grasso nel fegato legato a sovrappeso, diabete e altri problemi metabolici. Oggi i medici lo chiamano MASLD. Secondo il comunicato dell'Università di Newcastle riguarda fino a un adulto su tre nel mondo e fino al 70% delle persone con obesità o diabete di tipo 2.
Il grasso da solo non è il problema principale. Conta quanto il fegato si è infiammato e quante cicatrici(fibrosi) si sono formate. La forma con infiammazione si chiama MASH e può evolvere in cirrosi e tumore del fegato. Cosa fare per migliorare lo trovi nel nostro articolo su fegato grasso e movimento.
Come si fa oggi la diagnosi senza biopsia?
Si procede a gradini, partendo dagli esami più semplici. È l'approccio raccomandato dalle linee guida europee del 2024 delle società di epatologia (EASL), diabetologia (EASD) e obesità (EASO):
- Primo gradino: un punteggio calcolato dagli esami del sangue. Il più usato si chiama FIB-4. Se è basso, basta ricontrollare nel tempo.
- Secondo gradino: la misura della rigidità del fegato. Se il punteggio è incerto, si fa un esame che misura la rigidità del fegato con una sonda sulla pelle. Più il fegato è rigido, più è probabile che ci siano cicatrici.
- Terzo gradino: lo specialista. Se i valori sono alti, la persona viene indirizzata all'epatologo per gli approfondimenti.
Le linee guida dicono chiaramente che nella maggior parte dei casi la biopsia non è necessaria per decidere la cura.
Cosa ha scoperto lo studio LITMUS?
Che per le forme avanzate i test non invasivi funzionano bene. Le 1.590 persone avevano già fatto una biopsia, usata come metro di paragone.
- Fibrosi avanzata e cirrosi: i risultati migliori sono venuti da un pannello del sangue che analizza molte proteine insieme, dalla misura della rigidità del fegato con la sonda e dall'elastografia con risonanza magnetica.
- Cirrosi: anche due test del sangue basati su più marcatori hanno superato le soglie di precisione fissate in partenza.
- Primo filtro: la gamma-GT, un esame del sangue comune ed economico, è andata meglio del FIB-4.
- MASH a rischio(infiammazione con cicatrici iniziali): solo il pannello delle proteine ha raggiunto la precisione richiesta.
Il secondo studio, su Nature Medicine (357 persone), ha trovato l'elastografia con risonanza magnetica più precisa della misura con la sonda.
La biopsia del fegato serve ancora?
Sì, ma in meno casi. Secondo le linee guida europee resta necessaria per la diagnosi certa della steatoepatite, cioè l'infiammazione attiva, e per escludere altre malattie del fegato.
La biopsia resta probabilmente necessaria anche per entrare negli studi clinici sui nuovi farmaci, perché le autorità regolatorie chiedono di confermare la MASH a rischio. I ricercatori propongono un percorso semplificato (gamma-GT come primo filtro, poi test del sangue più specifici o misura della rigidità), ma scrivono che va ancora validato prima di diventare la regola.
Chi dovrebbe controllare il fegato?
Chi ha più fattori di rischio metabolico, anche senza sintomi. Le linee guida europee indicano di cercare il fegato grasso con fibrosi in queste persone:
- chi ha il diabete di tipo 2;
- chi ha la pancia(obesità addominale) e almeno un altro fattore di rischio, come pressione alta o colesterolo alterato;
- chi ha gli enzimi del fegato alterati in modo persistente.
Il fegato grasso di solito non dà sintomi e spesso si scopre per caso, ricorda il servizio sanitario inglese NHS. Se ti riconosci in questi gruppi, parlane con il medico di famiglia. In Italia l'Istituto Superiore di Sanità ha avviato ITA-MASLD, il primo studio nazionale per capire quante persone hanno la malattia senza saperlo.
Cosa c'entra il movimento con la diagnosi?
Molto: il risultato degli esami non è una condanna. Le stesse linee guida raccomandano a chi ha il fegato grasso più di 150 minuti a settimana di attività moderata, oppure 75 di attività intensa, adattati a gusti e capacità. Una perdita di peso di circa il 5% riduce il grasso nel fegato, e percentuali più alte aiutano anche infiammazione e fibrosi.
Il consiglio dei nostri fisioterapisti: parti da ciò che riesci a fare con costanza, come camminate a passo svelto ed esercizi di forza. Se dolori a schiena, ginocchia o anche ti frenano, una valutazione con un fisioterapista può aiutarti a trovare il movimento giusto. Approfondisci in quanto esercizio fare con il diabete di tipo 2 e in come far regredire il prediabete.
Domande frequenti
L'esame che misura la rigidità del fegato fa male?
No. È un esame non invasivo: la sonda si appoggia sulla pelle e non servono aghi.
Se non ho sintomi, posso stare tranquillo?
Non sempre. Il fegato grasso spesso non dà sintomi. Se hai diabete o sovrappeso con altri fattori di rischio, chiedi al medico se serve un controllo.
Con i nuovi test la biopsia sparirà?
Non del tutto. Per l'infiammazione attiva e per gli studi clinici resta, per ora, l'esame di riferimento.
Fonti
- The Lancet, Non-invasive tests in metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease: the LITMUS study, 2026
- Newcastle University su EurekAlert!, Breakthrough in non-invasive liver testing, 2026
- The Wom Healthy, Fegato grasso: la novità per evitare l'ago e lo stress della biopsia, 2026
- Diabetologia, EASL-EASD-EASO Clinical Practice Guidelines on the management of MASLD: Executive Summary, 2024
- NHS, Non-alcoholic fatty liver disease (NAFLD)
- ISS EpiCentro, ITA-MASLD: il primo studio nazionale sulla MASLD in Italia, 2025
Foto: Unsplash.
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