Tumori, il nuovo anticorpo contro TROP2: cosa cambia davvero per chi è in cura?

In sintesi: nel Regno Unito un primo paziente ha ricevuto un nuovo anticorpo sperimentale diretto contro TROP2, una proteina presente in molti tumori. È uno studio di fase iniziale: serve a capire se il farmaco è sicuro e a quale dose usarlo. Non sappiamo ancora se funziona, e oggi non è una cura disponibile.

In breve. Il primo paziente è stato trattato al Clatterbridge Cancer Centre di Liverpool, un ospedale pubblico del servizio sanitario inglese. Lo studio è di fase 1/2a ed è promosso dal Centro per lo sviluppo dei farmaci di Cancer Research UK. Il nuovo anticorpo non porta con sé un veleno: si lega a TROP2 e chiama le cellule di difesa a distruggere le cellule tumorali. Lo studio prova dosi crescenti in persone con tumori solidi avanzati e, insieme a un'immunoterapia già in uso, nei tumori della testa e del collo. I primi risultati sull'efficacia arriveranno solo più avanti.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 03.11.2026.

In questi giorni è rimbalzata anche in Italia la notizia di un nuovo anticorpo che aiuta le difese a riconoscere il cancro. L'annuncio era arrivato ad agosto da Cancer Research UK: a Liverpool il primo paziente al mondo ha ricevuto il farmaco in uno studio clinico. Titoli così accendono speranze. Vediamo con calma cosa sappiamo, cos'è TROP2 e cosa significa davvero uno studio di fase 1.

Cos'è TROP2?

TROP2 è una proteina che sta sulla superficie delle cellule, come una piccola antenna. Nei tessuti sani c'è, ma in genere in quantità contenute. In molti tumori solidi invece è presente in grande quantità.

Una revisione pubblicata nel 2024 sulla rivista Theranostics la segnala, tra gli altri, nei tumori di:

  • seno, in particolare la forma triplo negativa;
  • polmone, pancreas e stomaco;
  • vescica, colon, prostata e ovaio.

Quando TROP2 è molto presente, il tumore tende a crescere e a diffondersi di più, e la prognosi è spesso peggiore. Per questo i ricercatori la usano come bersaglio: un segno di riconoscimento per colpire le cellule malate. Non è un'idea nuova. Esiste già un farmaco diretto contro TROP2 approvato per alcune forme di tumore al seno avanzato, ma funziona in modo diverso da quello appena entrato in sperimentazione.

Come funziona il nuovo anticorpo contro TROP2?

È un anticorpo cosiddetto nudo: non trasporta una sostanza tossica. I farmaci contro TROP2 già noti sono anticorpi coniugati, cioè anticorpi che portano attaccato un chemioterapico da rilasciare dentro la cellula tumorale. Questo invece lavora come un segnalatore.

L'anticorpo si attacca a TROP2 sulla cellula tumorale e la rende visibile ai macrofagi, cellule del sistema immunitario che inglobano e distruggono ciò che riconoscono come estraneo. Secondo lo sperimentatore principale del Clatterbridge, citato nel comunicato di Cancer Research UK, uno degli ostacoli dell'immunoterapia è proprio rendere le difese consapevoli della presenza delle cellule tumorali.

Negli esperimenti di laboratorio, su modelli di tumore, l'anticorpo ha mostrato un'azione antitumorale senza segni di tossicità. Attenzione però: i risultati in laboratorio non garantiscono gli stessi risultati nelle persone. È proprio questo che lo studio deve verificare.

Cosa misura uno studio di fase 1?

Soprattutto la sicurezza. Secondo Cancer Research UK, uno studio di fase 1 coinvolge di solito un piccolo gruppo, spesso tra 20 e 50 persone. Serve a capire:

  • qual è una dose sicura;
  • quali effetti collaterali provoca il farmaco;
  • come l'organismo lo assorbe e lo elimina.

Si procede a piccoli passi. I primi pazienti ricevono una dose molto bassa. Se va bene, il gruppo successivo riceve una dose un po' più alta, e così via. Spesso partecipano persone con un tumore avanzato che hanno già provato le cure disponibili.

Lo studio di Liverpool è di fase 1/2a: alla parte sulla sicurezza aggiunge una prima occhiata all'efficacia. Prevede due gruppi: uno riceve l'anticorpo da solo, in vari tumori solidi; l'altro lo riceve insieme a un'immunoterapia già usata, nei tumori della testa e del collo avanzati o non operabili.

Cosa NON ci dice ancora questo studio?

Non ci dice se il farmaco funziona, né se è migliore delle cure attuali. Per saperlo servono le fasi successive. La fase 2 coinvolge fino a circa 100 persone e verifica se il trattamento funziona abbastanza da meritare altri studi. La fase 3 ne coinvolge centinaia o migliaia e lo confronta con le cure standard.

Molti farmaci promettenti si fermano lungo la strada. A oggi non ci sono risultati sui pazienti trattati con il nuovo anticorpo: la notizia riguarda solo l'avvio dello studio e il primo paziente trattato.

Cosa significa per chi oggi è in cura?

Per ora, in pratica, niente cambia. Non interrompere né modificare le tue terapie per una notizia come questa. Le cure che ti ha prescritto l'oncologo restano la strada giusta.

Se ti chiedi se uno studio clinico possa fare al caso tuo, parlane con il tuo oncologo: è la persona che conosce la tua situazione. Gli studi autorizzati nell'Unione europea si possono consultare anche sul portale pubblico dell'Agenzia europea per i medicinali, disponibile in italiano.

Il movimento può aiutare durante le cure oncologiche?

Sì, se è adattato e concordato con l'oncologo. Un'attività fisica su misura può aiutare a contrastare stanchezza e perdita di forza, e a mantenere l'autonomia nella vita di tutti i giorni.

Ne parliamo in modo pratico in come fare esercizio durante la chemioterapia, in stanchezza da tumore: cos'è la fatigue oncologica e in cos'è la riabilitazione oncologica. Se dolori, rigidità o debolezza ti frenano, un fisioterapista può costruire con te un percorso graduale, in accordo con chi ti segue per le cure.

Domande frequenti

Il nuovo anticorpo contro TROP2 è disponibile in Italia?

No. È un farmaco sperimentale, usato solo all'interno di uno studio clinico. Non è approvato per l'uso nella pratica clinica.

Per quali tumori potrebbe servire?

Lo studio coinvolge persone con vari tumori solidi e, in un gruppo, con tumori della testa e del collo. TROP2 è presente in molti tumori, ma solo gli studi diranno in quali il farmaco potrebbe essere utile.

Chi partecipa a uno studio di fase 1 guarisce?

Non è detto. Secondo Cancer Research UK alcuni partecipanti ne traggono beneficio, molti no. Lo scopo è aiutare i pazienti futuri.

Fonti

Foto: Unsplash.

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