Tumore alla prostata: quali nuove strategie riducono il rischio di recidive e metastasi?

In sintesi: nel tumore della prostata ad altissimo rischio di ritorno, aggiungere un farmaco ormonale di nuova generazione a radioterapia e terapia ormonale classica ha ridotto del 58% il rischio di metastasi o morte in uno studio internazionale. Sono dati ancora preliminari e il farmaco non è approvato per questo uso.

In breve. Lo studio si chiama DASL-HiCaP ed è stato presentato a fine ottobre 2026 al congresso ESMO, la Società europea di oncologia medica. Ha coinvolto 1.106 uomini con un tumore della prostata non metastatico ma ad altissimo rischio di recidiva. A 4 anni era libero da metastasi il 95% di chi ha ricevuto darolutamide in aggiunta alle cure standard, contro l'88% di chi ha ricevuto il placebo. Sulla sopravvivenza complessiva i dati sono ancora troppo pochi per dire se c'è una differenza. In Italia il tumore della prostata è il più frequente negli uomini, con circa 40.000 nuove diagnosi l'anno.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 02.11.2026.

Oggi il Corriere della Sera torna sulle nuove strategie per ridurre il rischio di recidive e metastasi nel tumore della prostata. Tra le novità più discusse delle ultime settimane c'è uno studio presentato a Madrid al congresso europeo di oncologia. Vediamo cosa ha trovato, a chi si rivolge e perché il movimento aiuta durante le cure.

Che cosa significa recidiva nel tumore della prostata?

Significa che il tumore torna dopo le cure, nella zona della prostata o più lontano, per esempio nelle ossa: in questo caso si parla di metastasi.

Spesso il primo segnale è un PSA che torna a salire dopo intervento o radioterapia, prima di qualsiasi sintomo. Per questo i controlli dopo le cure sono così importanti. Secondo AIRC la classe di rischio (bassa, intermedia, alta) aiuta a stimare la probabilità di ricadute. Su quando e come si usa questo esame trovi una guida in PSA e prostata: quando controllarlo.

Che cosa ha scoperto lo studio DASL-HiCaP?

Che aggiungere un terzo farmaco alle cure standard ha ridotto in modo netto il rischio di metastasi. Lo studio è di fase 3, randomizzato e controllato con placebo. Tutti i pazienti hanno ricevuto radioterapia e terapia ormonale classica(deprivazione androgenica). Metà ha ricevuto in più darolutamide, un farmaco orale che blocca il recettore degli ormoni maschili; l'altra metà un placebo.

  • Metastasi o morte: rischio ridotto del 58% con il farmaco aggiunto.
  • Liberi da metastasi a 4 anni: 95% contro 88%.
  • PSA sotto controllo a 4 anni: 91% contro 83%.
  • Sopravvivenza complessiva a 4 anni: 97% contro 95%, una differenza che per ora non è significativa.

I risultati vengono da un' analisi intermedia, dopo circa 3,8 anni di osservazione mediana. Lo studio continua per capire l'effetto a lungo termine sulla sopravvivenza.

A chi si rivolge questa nuova strategia?

A una parte precisa di pazienti: uomini con un tumore della prostata non ancora diffuso, ma con caratteristiche di rischio molto alto. Due i gruppi coinvolti:

  • chi era candidato alla radioterapia come prima cura, circa l'85% dei partecipanti;
  • chi, dopo la prostatectomia, aveva un PSA che restava alto o risaliva entro un anno, con caratteristiche di alto rischio, circa il 15%.

Lo studio è accademico, promosso dall'Università di Sydney e guidato dal gruppo cooperativo ANZUP, con centri in sei Paesi.

Un punto importante: secondo le testate che hanno riportato i dati, il farmaco non è approvato per questo uso. Oggi è autorizzato in altre fasi della malattia. Se il tema ti riguarda, è una domanda da portare al tuo oncologo o urologo.

Quali effetti collaterali sono stati osservati?

Nello studio gli effetti indesiderati sono stati in gran parte simili nei due gruppi. La stanchezza di grado moderato o superiore è stata un po' più frequente con il farmaco aggiunto (14% contro 10%), mentre pressione alta, fratture e problemi al cuore sono stati simili. Gli effetti più seri sono stati il 43% contro il 36%.

Tutti i pazienti facevano anche terapia ormonale classica, che ha effetti noti: AIRC elenca calo del desiderio, impotenza, vampate, aumento di peso, osteoporosi, perdita di massa muscolare e stanchezza.

Perché il movimento conta durante la terapia ormonale?

Perché l'esercizio contrasta proprio alcuni degli effetti più pesanti della terapia ormonale. Una revisione pubblicata su Supportive Care in Cancer ha trovato prove forti che l'esercizio aiuta contro la perdita di massa e forza muscolare, la stanchezza e il calo della funzionalità fisica. Le prove sono moderate per ansia e umore, perdita di osso e disfunzione sessuale.

Il consiglio dei nostri fisioterapisti, d'accordo con l'oncologo:

  • Cammina ogni giorno, anche a passo tranquillo, e aumenta poco alla volta.
  • Allena la forza con regolarità e con esercizi semplici: alzarsi dalla sedia, elastici, piccoli pesi.
  • Cura l'equilibrio: osso più fragile significa che una caduta pesa di più.
  • Nei giorni di stanchezza riduci, ma non fermarti del tutto.

Approfondisci in esercizio dopo un tumore. Se hai fatto l'intervento e hai perdite di urina, leggi anche prostatectomia e pavimento pelvico. Una valutazione con un fisioterapista può aiutarti a costruire un programma adatto a te.

Quando bisogna sentire il medico?

Ogni volta che il PSA cambia rispetto ai controlli precedenti, o se compaiono sintomi nuovi. Per esempio dolore osseo persistente o problemi a urinare. Non cambiare mai una terapia da solo: la scelta spetta al tuo specialista.

Domande frequenti

Questa nuova strategia è già disponibile in Italia?

No, non per questo uso. Il farmaco è approvato per altre fasi del tumore della prostata, ma non per la malattia localizzata ad altissimo rischio studiata in DASL-HiCaP.

Lo studio dimostra che si vive più a lungo?

Non ancora. Riduce le metastasi, ma sulla sopravvivenza complessiva i dati sono ancora troppo pochi. Lo studio prosegue proprio per rispondere a questa domanda.

Durante la terapia ormonale posso fare sport?

Di solito sì, ed è utile. Parti piano e chiedi al tuo oncologo se ci sono limiti, per esempio in caso di metastasi alle ossa.

Fonti

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