Colla radioattiva contro il tumore al pancreas: cosa cambia dopo il primo caso al mondo al Gemelli?

In sintesi: al Policlinico Gemelli di Roma una donna di 63 anni con un tumore del pancreas non operabile è stata la prima persona al mondo trattata con una colla radioattiva iniettata direttamente nel tumore. È l'inizio di uno studio sperimentale: per ora sappiamo che la procedura è andata bene, non ancora se la cura funziona.

In breve. Il trattamento è una colla biologica che contiene particelle di ittrio-90, una sostanza radioattiva che colpisce il tumore dall'interno. Viene iniettata con un ago sottile attraverso la pelle, guidato dalle immagini. Secondo il comunicato del Gemelli la procedura è durata circa un'ora, in anestesia locale, senza complicanze dopo l'intervento. I controlli a 24 ore e a 7 giorni hanno mostrato che la colla è rimasta nel pancreas, senza spostarsi in altri organi. Lo studio coinvolge centri in Italia, Belgio e Regno Unito e l'obiettivo è capire se il trattamento può rendere operabili tumori che oggi non lo sono.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 02.11.2026.

In questi giorni la colla radioattiva contro il tumore al pancreas è tra le notizie di salute più lette e cercate. Il Policlinico Gemelli di Roma ha annunciato di aver eseguito il primo trattamento al mondo di questo tipo. Il tumore del pancreas è tra i più difficili da curare: per questo vale la pena capire bene cosa sappiamo e cosa no.

Cos'è la colla radioattiva contro il tumore al pancreas?

È una colla biologica che contiene minuscole particelle di ittrio-90, un elemento radioattivo. L'ittrio-90 emette radiazioni beta, che agiscono a breve distanza. L'idea: portare la radiazione dentro il tumore, e usare la colla per tenerla lì.

Il Gemelli la descrive come una forma di radioterapia locoregionale percutanea. Percutanea vuol dire che si arriva al tumore attraverso la pelle, senza aprire l'addome.

Come si svolge il trattamento?

Con un ago speciale, inserito attraverso la pelle e guidato dalle immagini (ultrasuoni oppure TC). Secondo il comunicato dell'ospedale:

  • la procedura è mini-invasiva ed è durata circa un'ora;
  • è stata fatta in anestesia locale con una sedazione leggera;
  • non ci sono state complicanze dopo l'intervento;
  • una PET-TC eseguita dopo 24 ore e dopo 7 giorni ha mostrato che la sostanza si era depositata correttamente nel pancreas, senza disperdersi in altre sedi.

È una cura già disponibile?

No. È un trattamento sperimentale, usato per la prima volta al mondo su una persona all'interno di uno studio clinico internazionale e multicentrico. Lo studio coinvolge centri in Italia, Belgio e Regno Unito e sta ancora arruolando pazienti: il Gemelli ha indicato nuovi trattamenti già nelle settimane successive.

Nel registro internazionale degli studi clinici lo studio (codice NCT07155850) è descritto come una prima indagine di fattibilità, su un piccolo numero di pazienti, circa 10. Il primo obiettivo è verificare sicurezza e tollerabilità della procedura. La risposta del tumore, il dolore, la qualità di vita e la possibilità di arrivare all'intervento sono obiettivi secondari. L'iniezione si affianca alla chemioterapia standard, che il paziente continua a fare.

Quindi, ad oggi, abbiamo un primo caso trattato senza problemi. Non ci sono ancora dati sull'efficacia: serviranno i risultati dello studio e poi studi più grandi.

A chi è rivolta questa sperimentazione?

A persone con adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e non operabile. Localmente avanzato vuol dire che il tumore non si è diffuso lontano, ma coinvolge strutture vicine e non si può asportare.

L'obiettivo dichiarato è un trattamento neoadiuvante, cioè fatto prima della chirurgia: ridurre il tumore abbastanza da renderlo operabile. Come riportato da AGI, solo circa 1 paziente su 5 riceve la diagnosi quando la malattia può ancora essere asportata.

Se hai questa diagnosi, chiedi al tuo oncologo se esistono studi adatti a te.

Quanto è diffuso il tumore del pancreas in Italia?

Secondo i dati riportati da AGI, nel 2024 in Italia i casi di tumore del pancreas sono stati 13.585. La sopravvivenza a 5 anni è intorno all'11% negli uomini e al 12% nelle donne, in lieve miglioramento.

I sintomi sono spesso vaghi: dolore alla pancia o alla schiena, cattiva digestione, perdita di peso. Il principale fattore di rischio è il fumo; contano anche obesità, sedentarietà, alcol, diabete e pancreatite cronica. Sulle altre novità di ricerca trovi il nostro articolo sul nuovo farmaco per il tumore del pancreas in Europa e quello sulla resistenza ai farmaci nei tumori di pancreas e colon.

Muoversi durante le cure per il tumore del pancreas aiuta?

Sì, se è adattato alla persona e concordato con l'oncologo. Chi affronta questo tumore perde spesso peso e massa muscolare e con loro forza e autonomia. Restare attivi, anche con poco, aiuta a difendere i muscoli.

  • Poco ma spesso: brevi camminate in casa o all'aperto valgono più di un grande sforzo una volta ogni tanto.
  • Ascolta la stanchezza: nei giorni no basta muoversi un po' e respirare con calma.
  • Esercizi semplici di forza, come alzarsi dalla sedia, aiutano a mantenere le gambe forti.
  • Fermati e senti il medico se compaiono febbre, dolore nuovo o forte affanno.

Approfondisci in tumore al pancreas e attività fisica e in perdita di muscolo durante il tumore. Se servono indicazioni su misura, un fisioterapista può costruire un programma insieme al team che ti segue.

Domande frequenti

La colla radioattiva guarisce il tumore al pancreas?

Non lo sappiamo. Per ora è stato annunciato un primo caso trattato senza complicanze. L'efficacia dovrà essere dimostrata dallo studio clinico in corso e da studi successivi.

Posso chiedere questo trattamento al Gemelli?

Oggi si fa solo all'interno di uno studio clinico, con criteri precisi e pochi pazienti. Parlane con il tuo oncologo, che può valutare se ci sono studi adatti a te.

La radioattività è pericolosa per chi sta vicino al paziente?

Le fonti non riportano indicazioni su questo punto. Per ogni dubbio pratico il riferimento è l'équipe che esegue il trattamento.

Fonti

Foto: Navy Medicine su Unsplash.

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