Polmoni e grasso bruno: respirare aria fredda aiuta a bruciare grassi?

Il verdetto: no, almeno per ora. Lo studio che collega polmoni e grasso bruno è stato fatto sui topi. Spiega un meccanismo interessante, ma non dice che respirare aria fredda ti faccia dimagrire.

In breve. Un gruppo dell'Università Tongji di Shanghai ha pubblicato sulla rivista Developmental Cell uno studio sui topi. Alcune cellule dei bronchi, le cellule di Club, sentono l'aria fredda grazie a un canale chiamato TREK-1. Quando fa freddo aumentano l'irisina, un messaggero che spinge il tessuto adiposo a produrre calore. Negli esseri umani il grasso bruno esiste ed è legato a una migliore salute metabolica, ma questi dati mostrano associazioni, non cause. Nessuno studio dice che il freddo sia una cura per il peso.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 03.11.2026.

In questi giorni circola la notizia di un circuito tra polmoni e grasso bruno che accende la produzione di calore quando fa freddo. Arriva proprio mentre le temperature scendono, e il titolo fa pensare subito al dimagrimento. Vediamo cosa ha scoperto davvero lo studio, cos'è il grasso bruno e cosa sappiamo sulle persone.

Cosa ha scoperto lo studio su polmoni e grasso bruno?

Ha scoperto che, nei topi, i polmoni sentono il freddo e mandano un segnale al grasso. Lo studio è stato pubblicato online il 27 luglio 2026 su Developmental Cell da ricercatori dell'Università Tongji di Shanghai. Finora si pensava soprattutto alla pelle come sensore del freddo.

Ecco il percorso descritto dai ricercatori:

  • l'aria fredda arriva ai bronchi;
  • alcune cellule che li rivestono, le cellule di Club, hanno un canale chiamato TREK-1 che reagisce al freddo;
  • il freddo chiude il canale e la cellula si attiva;
  • aumenta la produzione di irisina, un messaggero che viaggia nel sangue;
  • l'irisina spinge il tessuto adiposo a produrre calore.

Per dimostrarlo, il gruppo ha usato un sistema che raffredda solo l'aria che arriva ai polmoni. In più, una molecola già nota, data direttamente nella trachea dei topi, ha attivato lo stesso circuito e ridotto l'obesità degli animali. Un commento di ricercatori dell'Università del Wisconsin, sulla stessa rivista, ha riassunto il meccanismo.

È uno studio sugli esseri umani?

No, è uno studio sugli animali. Il corpo di un topo e quello di una persona reagiscono al freddo in modo diverso, e quello che funziona in un topo spesso non funziona allo stesso modo in noi.

Per questo non sappiamo se il circuito esista anche nei nostri polmoni, né quanto conti. Servono studi sull'uomo prima di qualsiasi applicazione.

Cos'è il grasso bruno?

È un tipo di grasso che non serve a fare scorta, ma a produrre calore. Il grasso bianco, quello che conosciamo tutti, conserva energia. Il grasso bruno invece la brucia per scaldare il corpo, senza bisogno di tremare.

A lungo si è pensato che negli adulti quasi non ci fosse. Oggi sappiamo che c'è. In un grande studio pubblicato su Nature Medicine nel 2021, la Rockefeller University ha rivisto circa 130.000 esami PET di oltre 52.000 persone. Il grasso bruno attivo era visibile in quasi il 10% dei casi. Il numero è probabilmente sottostimato, perché prima dell'esame si chiede di evitare freddo, esercizio e caffeina.

Il grasso bruno fa bene alla salute?

Sembra di sì, ma è un legame, non una prova. Nello stesso studio, chi aveva grasso bruno visibile aveva il diabete di tipo 2 meno spesso: 4,6% contro 9,5%. Erano meno frequenti anche colesterolo alterato, pressione alta e alcune malattie di cuore.

Gli autori però sottolineano che si tratta di associazioni. Non sappiamo se sia il grasso bruno a proteggere, o se chi lo ha sia diverso per altri motivi.

Il freddo attiva il grasso bruno anche nelle persone?

Sì, ma in condizioni molto controllate. In uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation nel 2013, 17 giovani adulti sani sono rimasti a 15-16 °C per circa 6 ore al giorno, per 10 giorni. Il volume di grasso bruno attivo è aumentato di circa il 37% e la produzione di calore senza brividi è salita. I partecipanti, alla fine, sentivano meno freddo e tremavano meno.

Attenzione però: non è uno studio sul dimagrimento. Erano poche persone giovani e magre, in un ambiente da laboratorio. Lo stare al freddo non va usato come cura fai da te, soprattutto se sei anziano o hai problemi di cuore o di respiro.

Cosa c'entra il movimento?

C'entra, perché l'irisina nasce come ormone del muscolo. È stata descritta nel 2012 da un gruppo di ricercatori di Boston su Nature : nei topi viene prodotta dai muscoli durante l'esercizio ripetuto e prolungato e spinge il grasso bianco a comportarsi più come quello bruno. Gli stessi autori ricordavano che non sostituisce l'esercizio.

Uno studio condotto ai National Institutes of Health e pubblicato su Cell Metabolism nel 2014 ha visto che, nelle persone, 10-15 minuti di brividi alzano l'irisina quanto un'ora di bicicletta a ritmo moderato. Gli effetti sul grasso, però, sono stati osservati solo in laboratorio.

Il messaggio pratico è semplice. Il muscolo è il tuo principale motore di calore e di consumo di energia, e il movimento regolare ha benefici sul metabolismo dimostrati da tanti studi. Se vuoi un'idea concreta, leggi quanto esercizio serve con il diabete di tipo 2 e il confronto tra farmaci per dimagrire ed esercizio. Con il freddo puoi continuare a muoverti all'aperto, vestito a strati: trovi qualche spunto in camminare nella natura in autunno. Se un dolore ti frena, un fisioterapista può aiutarti a trovare un'attività adatta a te.

Domande frequenti

Se respiro aria fredda dimagrisco?

No, non ci sono prove. Lo studio è sui topi e non ha misurato il peso di nessuna persona. Per il peso contano alimentazione, movimento e il parere del medico.

Esistono integratori o docce fredde che attivano il grasso bruno?

Non esiste un metodo semplice e provato per attivarlo a scopo di dimagrimento. Diffida di chi promette risultati. Se hai dubbi, parlane con il medico.

Quando potrebbe diventare una cura?

Non lo sappiamo. Servono anni di studi sull'uomo per capire se il circuito esiste anche in noi e se sia sicuro intervenire.

Fonti

Foto: Kinga Howard su Unsplash.

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