Un anno in più a scuola riduce la demenza? Cosa dice lo studio e cosa puoi fare da adulto
Il verdetto: dipende. Un anno in più di scuola sembra ridurre davvero le diagnosi di demenza, ma l'effetto misurato è piccolo e riguarda solo chi aveva fino a 65 anni. La buona notizia è che la scuola non è l'unico fattore: molti rischi si possono ridurre anche da adulti.
In breve. Uno studio pubblicato a ottobre 2026 sulla rivista PNAS ha analizzato oltre 100mila persone della UK Biobank. Nel 1972 il Regno Unito alzò l'obbligo scolastico da 15 a 16 anni per chi era nato dal 1° settembre 1957. Chi ha fatto quell'anno in più ha avuto meno diagnosi di demenza nei decenni successivi, e il beneficio è stato più forte in chi aveva un rischio genetico alto. Secondo la Lancet Commission, 14 fattori modificabili, tra cui bassa istruzione e sedentarietà, pesano per quasi metà del rischio. Non è mai troppo presto né troppo tardi per ridurlo.
A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 31.10.2026.
In questi giorni ha fatto il giro dei giornali una notizia curiosa: un anno in più sui banchi di scuola, fatto a 15 anni, si vedrebbe nel cervello quasi 50 anni dopo. Lo studio è serio, ma va letto con attenzione. Vediamo cosa dimostra e cosa puoi fare tu, a qualunque età.
Cosa ha scoperto lo studio sulla scuola e la demenza?
Ha scoperto che chi ha studiato un anno in più ha avuto meno diagnosi di demenza fino ai 65 anni. Lo studio è uscito il 23 ottobre 2026 sulla rivista scientifica PNAS. Lo hanno condotto ricercatori dell'Università del Wisconsin-Madison e della University of Southern California.
I ricercatori hanno usato un esperimento naturale. Nel 1972 una legge in Inghilterra, Galles e Scozia ha portato l'età minima per lasciare la scuola da 15 a 16 anni, per chi era nato dal 1° settembre 1957 in poi. Così si confrontano persone quasi identiche, divise solo dalla data di nascita.
I dati riguardano oltre 100mila partecipanti della UK Biobank. Secondo il comunicato dei National Institutes of Health, la riduzione delle diagnosi è stata dello 0,88%: un numero che sembra piccolo, ma che gli autori considerano rilevante perché prima dei 65 anni la demenza è ancora poco frequente.
Cosa c'entrano i geni?
L'effetto è stato più forte nelle persone con un rischio genetico più alto. Chi portava alcune varianti genetiche legate alla demenza ha tratto il beneficio maggiore dall'anno di scuola in più.
Come ha commentato il direttore del National Institute on Aging, il rischio dipende da fattori che vanno oltre i geni. Avere familiari con demenza non è un destino già scritto.
Quali sono i limiti dello studio?
Il limite principale è l'età: i partecipanti sono stati seguiti solo fino a 65 anni, mentre la demenza è molto più frequente dopo. Gli autori invitano alla cautela: con gli anni la differenza potrebbe crescere o ridursi.
Inoltre non dice se lo stesso effetto valga per un corso fatto da adulti. Per ora è un tassello solido, non una risposta definitiva.
Cos'è la riserva cognitiva?
La riserva cognitiva è la capacità del cervello di sopportare i danni delle malattie prima che compaiano i sintomi della demenza. È la definizione usata dalla Lancet Commission sulla demenza.
Pensa al cervello come a una città con tante strade: se una si chiude, chi ne conosce molte trova un'altra via. Studio, lavoro, relazioni e attività varie costruiscono strade nuove per tutta la vita.
Quali sono i fattori di rischio della demenza che si possono cambiare?
Sono 14, secondo il rapporto 2024 della Lancet Commission pubblicato su The Lancet. Insieme pesano per quasi la metà del rischio di demenza: in teoria, eliminandoli tutti, si potrebbe prevenire quasi metà dei casi. Eccoli:
- bassa istruzione;
- perdita dell'udito e perdita della vista non trattata;
- pressione alta, colesterolo LDL alto, diabete e obesità;
- fumo e consumo eccessivo di alcol;
- inattività fisica;
- depressione e isolamento sociale;
- traumi alla testa;
- inquinamento dell'aria.
Anche l' OMS cita tra i fattori di rischio inattività fisica, bassa istruzione, isolamento e sonno scarso. Per riconoscere i primi segnali leggi il nostro articolo su demenza: segnali, rischio e movimento.
Cosa posso fare da adulto per ridurre il rischio di demenza?
Puoi fare molto, perché secondo la Lancet Commission non è mai troppo presto né troppo tardi per ridurre il rischio. Nessuna azione garantisce di evitare la malattia, ma ognuna aiuta:
- Tieni sotto controllo pressione, colesterolo e glicemia con il tuo medico, soprattutto dai 40 anni in su.
- Controlla udito e vista: se senti o vedi meno, parlane con il medico.
- Non fumare e tieni basso l'alcol.
- Coltiva le relazioni e combatti l'isolamento.
- Tieni la mente attiva: leggere, imparare una lingua, un corso.
- Muoviti con regolarità. Ne parliamo qui sotto.
Il movimento protegge il cervello?
Sì, è uno dei fattori su cui le prove sono più solide. La Lancet Commission scrive che chi fa sport ed esercizio ha meno probabilità di sviluppare demenza e raccomanda di incoraggiare l'esercizio. Un'analisi dell'ISS sui dati europei indica l'inattività fisica come il fattore più diffuso e più associato all'Alzheimer, tra i sette esaminati.
Non servono imprese sportive. Il consiglio dei nostri fisioterapisti:
- camminate a passo svelto quasi tutti i giorni;
- esercizi di forza per gambe e braccia due volte a settimana;
- esercizi di equilibrio, utili anche a prevenire le cadute;
- attività che uniscono corpo, testa e compagnia, come il ballo.
Per approfondire il legame tra allenamento e memoria leggi il nostro articolo su esercizio fisico e memoria, e per chi parte da zero quello sui 3000 passi in più al giorno. Se dolori o rigidità ti impediscono di muoverti con costanza, una valutazione con un fisioterapista può aiutarti a trovare un programma adatto a te.
Domande frequenti
Se ho studiato poco, sono destinato alla demenza?
No. La bassa istruzione è solo uno dei 14 fattori di rischio modificabili. Molti altri, come pressione, udito, fumo e movimento, si possono cambiare anche da adulti.
Fare un corso da adulto ha lo stesso effetto della scuola?
Non lo sappiamo: lo studio riguarda la scuola a 15-16 anni. Tenere la mente attiva resta comunque consigliato.
Ho un genitore con l'Alzheimer: lo studio riguarda anche me?
In parte sì. Lo studio suggerisce che chi ha un rischio genetico più alto può trarre più beneficio dai fattori protettivi. Parlane con il tuo medico.
Fonti
- National Institutes of Health, An extra year of secondary school lowered dementia diagnoses later in life (studio PNAS), 2026
- The Lancet, Dementia prevention, intervention, and care: 2024 report of the Lancet standing Commission, 2024
- Organizzazione Mondiale della Sanità, Dementia fact sheet
- ISS EpiCentro, Demenze e attività fisica, 2018
- ISS EpiCentro, Riduzione del rischio di decadimento cognitivo e di demenza: le linee guida OMS, 2019
Foto: Arek Adeoye su Unsplash.
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