Cannabis e rischio di ictus: cosa dice davvero il nuovo studio americano?
In sintesi: un nuovo studio americano associa l'uso di cannabis a una probabilità più alta di aver avuto un ictus. È però una ricerca preliminare e osservazionale: mostra un legame, non dimostra che sia la cannabis a causarlo.
In breve. Lo studio sarà presentato alle Sessioni Scientifiche 2026 dell'American Heart Association, a Chicago dal 6 al 9 novembre. Ha analizzato le risposte di 442.906 adulti statunitensi a un'indagine telefonica. Rispetto a chi non ne fa uso, chi usa cannabis da 1 a 5 giorni al mese ha una probabilità più alta del 40% di riferire un ictus, chi la usa da 16 a 30 giorni al mese del 25%. Per l'infarto non è emersa un'associazione significativa. I risultati vanno nella stessa direzione di altri studi, ma nessuno di questi prova un rapporto di causa-effetto.
A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 05.11.2026.
Il 4 novembre l'agenzia AGI ha rilanciato una ricerca su cannabis e rischio di ictus, ripresa da molte testate. Vediamo cosa dice davvero lo studio, quanto pesa e cosa sappiamo da altre ricerche.
Cosa dice il nuovo studio su cannabis e ictus?
Dice che chi usa cannabis riferisce più spesso di aver avuto un ictus o una malattia cardiovascolare. La ricerca è guidata da una ricercatrice della divisione di chirurgia cardiotoracica della Tulane University School of Medicine di New Orleans e usa i dati del Behavioral Risk Factor Surveillance System, un'indagine telefonica sulla salute degli adulti americani.
I ricercatori hanno considerato gli anni dal 2020 al 2024 e solo gli Stati che facevano domande sulla cannabis. Il campione: 442.906 persone, età media 49 anni, circa metà donne. Rispetto a chi non ne fa uso, i risultati principali sono:
- uso basso (1-5 giorni al mese): probabilità più alta del 23% di riferire una malattia cardiovascolare e del 40% di riferire un ictus;
- uso frequente (16-30 giorni al mese): probabilità più alta del 21% per le malattie cardiovascolari e del 25% per l'ictus;
- infarto: nessuna associazione statisticamente significativa con la frequenza d'uso.
Secondo il comunicato dell'AHA il legame è emerso indipendentemente dalla forma di consumo. Le analisi tengono conto di fumo di tabacco, alcol, obesità, diabete, malattia renale, sedentarietà, istruzione e reddito.
Perché chi la usa poco sembra più a rischio di chi la usa spesso?
Non lo sappiamo, e gli stessi autori si dicono sorpresi. Si aspettavano un rischio che cresce con la frequenza, invece il legame non è lineare: sia chi la usa poco sia chi la usa spesso risulta più esposto di chi non la usa.
Una spiegazione possibile sta nei limiti dello studio. Per esempio, chi ha già avuto un ictus potrebbe aver ridotto o smesso l'uso dopo la diagnosi. E il gruppo di chi non ne fa uso di recente può includere ex consumatori.
Questo studio dimostra che la cannabis causa l'ictus?
No. È uno studio trasversale, cioè una fotografia scattata in un solo momento: mostra un'associazione, non una causa. L'American Heart Association elenca altri limiti:
- uso di cannabis e malattie sono riferiti dagli intervistati, con possibili errori di memoria;
- mancano dati sulla quantità consumata e sulla potenza dei prodotti;
- non tutti gli Stati americani sono inclusi;
- è un abstract di congresso, non ancora sottoposto a revisione paritaria: i risultati restano preliminari fino alla pubblicazione su una rivista.
Un esperto dell'AHA non coinvolto nello studio ricorda che molti consumatori di cannabis fumano anche tabacco, ma osserva che la cannabis non può più essere considerata un fattore innocuo per il cuore.
Cosa dicono gli altri studi su cannabis e cuore?
Vanno nella stessa direzione, con gli stessi limiti. Ecco i principali:
- Journal of the American Heart Association, 2024: su circa 430.000 adulti, l'uso quotidiano era associato a probabilità più alte del 25% di infarto e del 42% di ictus. Il legame emergeva anche in chi non aveva mai fumato tabacco né usato sigarette elettroniche.
- Heart, 2025: una meta-analisi di 24 studi osservazionali su circa 200 milioni di persone ha trovato un rischio di morte cardiovascolare raddoppiato, più alto del 29% per le sindromi coronariche acute e del 20% per l'ictus. Gli autori segnalano però un rischio di distorsione da moderato ad alto in molti studi.
Il quadro, quindi, è coerente ma non definitivo. Mancano grandi studi che seguano le persone nel tempo con misure precise di quanto e come consumano.
Quali sono i segnali dell'ictus da non ignorare?
I segnali tipici compaiono all'improvviso: bocca storta, debolezza di un braccio o di una gamba, difficoltà a parlare o a capire. Se li noti in te o in chi ti sta vicino, chiama subito il 112 e segna l'ora di inizio: ogni minuto conta, anche se i sintomi sembrano passare. Li spieghiamo nel dettaglio in come riconoscere i sintomi dell'ictus con il metodo FAST.
Cosa puoi fare per proteggere cuore e cervello?
Lavorare sui fattori di rischio che puoi cambiare. Gli autori dello studio suggeriscono che i medici chiedano dell'uso di cannabis come fanno con tabacco e alcol, per valutare meglio il rischio di ciascuno. Se ne fai uso, parlane con il tuo medico senza timore.
- controlla la pressione, uno dei principali fattori di rischio per l'ictus;
- non fumare tabacco e limita l'alcol;
- attenzione anche ad altre sostanze stimolanti, come gli energy drink in eccesso;
- muoviti ogni giorno: la sedentarietà è uno dei fattori di cui lo studio ha tenuto conto, e il movimento regolare aiuta pressione, peso e glicemia.
Trovi una guida completa in prevenzione dell'ictus e fattori di rischio modificabili. Dopo un ictus, invece, la riabilitazione aiuta a recuperare forza, equilibrio e autonomia: il percorso va costruito con il medico e con il fisioterapista, passo dopo passo.
Domande frequenti
La cannabis fa venire l'ictus?
Non è dimostrato. Diversi studi osservazionali trovano un'associazione tra uso di cannabis e ictus, ma nessuno prova un rapporto di causa-effetto.
Il rischio riguarda solo chi la fuma?
Non è chiaro. Nel nuovo studio il legame è emerso indipendentemente dalla forma di consumo, ma mancano dati precisi su quantità e potenza dei prodotti.
Lo studio vale anche per l'Italia?
Riguarda adulti statunitensi, quindi non si può trasferire automaticamente. Le indicazioni sulla prevenzione dell'ictus, però, valgono per tutti.
Fonti
- American Heart Association, Cannabis use linked to an increased risk of cardiovascular disease, especially strokes, 2026
- AGI, Cannabis e rischio ictus: lo studio che preoccupa i medici, 2026
- American Heart Association, Cannabis use linked to increase in heart attack and stroke risk (Journal of the American Heart Association), 2024
- BMJ Group, Cannabis use linked to doubling in risk of cardiovascular disease death (Heart), 2025
Foto: Unsplash.
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