BPCO e farmaco biologico rimborsato: per chi è e quando aiuta davvero?

Il verdetto: sì, ma non per tutti. Il biologico mepolizumab ora è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale per la BPCO. Però vale solo per un gruppo preciso di adulti: BPCO non controllata, eosinofili alti nel sangue e già in triplice terapia inalatoria.

In breve. Il 23 settembre 2026 il Consiglio di amministrazione dell'AIFA ha dato il via libera alla rimborsabilità di mepolizumab per la BPCO. Dal 31 ottobre 2026 è attivo il registro di monitoraggio AIFA, cioè il canale da cui passa la prescrizione. È per adulti con BPCO non controllata, con eosinofili alti nel sangue, in aggiunta alla triplice terapia inalatoria. Nello studio MATINEE, pubblicato sul New England Journal of Medicine , ha ridotto le riacutizzazioni moderate o gravi di circa un quinto rispetto al placebo. Non ha cambiato in modo significativo sintomi e qualità della vita: per questo restano centrali la riabilitazione respiratoria e il movimento.

A cura dei fisioterapisti di Fisiosalaria, Roma. Ultima modifica 04.11.2026.

In questi giorni si parla molto di BPCO: è diventato operativo l'accesso rimborsato a un nuovo farmaco biologico. È una buona notizia, ma va letta bene: per chi è, chi lo prescrive e cosa fa davvero.

Cos'è la BPCO?

È una malattia cronica dei polmoni che riduce il passaggio dell'aria e rende difficile respirare. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità i sintomi tipici sono fiato corto, tosse cronica, a volte con catarro, e stanchezza. A volte peggiorano all'improvviso: sono le riacutizzazioni.

La causa più comune è il fumo, attivo o passivo. Per l'OMS la BPCO è la terza causa di morte nel mondo: 3,4 milioni di decessi nel 2023.

Per chi è rimborsato il nuovo farmaco biologico?

Solo per alcuni pazienti. Secondo il comunicato AIFA del 24 settembre 2026, mepolizumab è rimborsato negli adulti come terapia di mantenimento aggiuntiva per la BPCO:

  • non controllata, cioè con riacutizzazioni nonostante le cure;
  • con aumento degli eosinofili nel sangue, globuli bianchi legati a un tipo di infiammazione (si parla di fenotipo eosinofilico);
  • in aggiunta alla triplice terapia inalatoria: un cortisonico inalatorio e due broncodilatatori a lunga durata d'azione.

Gli eosinofili si vedono con un normale emocromo. Nello studio MATINEE i pazienti avevano almeno 300 eosinofili per microlitro, ed è la stessa soglia che le raccomandazioni internazionali GOLD 2026 indicano per valutare un biologico. Mepolizumab è un anticorpo monoclonale contro l'interleuchina-5, che attiva gli eosinofili. Non sostituisce gli inalatori: si aggiunge.

Chi lo prescrive e come si accede?

Passa da un registro di monitoraggio AIFA, attivo dal 31 ottobre 2026. Con i registri, la prescrizione rimborsata può essere fatta solo nei centri sanitari autorizzati dalle Regioni e abilitati al sistema, rispettando i criteri della scheda AIFA. Parlane con il tuo medico: valuterà se rientri nei criteri.

Non cambiare le cure da solo.

Funziona? Cosa dicono gli studi

Riduce le riacutizzazioni, ma non fa miracoli. Lo studio di fase 3 MATINEE, pubblicato nel 2025 sul New England Journal of Medicine , ha coinvolto 804 persone con BPCO, eosinofili alti e triplice terapia in corso, seguite fino a due anni.

  • Le riacutizzazioni moderate o gravi sono scese da 1,01 a 0,80 all'anno: circa il 21% in meno rispetto al placebo.
  • La prima riacutizzazione è arrivata più tardi: in media dopo 419 giorni contro 321.
  • Nessuna differenza significativa su sintomi e qualità della vita.
  • Effetti indesiderati simili nei due gruppi.

In Europa l'indicazione per la BPCO è stata approvata dalla Commissione europea a febbraio 2026, come riportato dall'agenzia Adnkronos.

La riabilitazione respiratoria serve ancora?

Sì, è un pilastro della cura. Secondo una revisione Cochrane di 65 studi con oltre 3.800 persone, la riabilitazione polmonare migliora il fiato corto, la stanchezza e la qualità della vita rispetto alle cure abituali. Nei test di cammino si percorrono circa 40 metri in più.

Le raccomandazioni GOLD 2026 dicono che la riabilitazione migliora capacità di sforzo, sintomi e qualità della vita a ogni livello di gravità. Dopo un ricovero, va iniziata durante o entro 4 settimane dalla dimissione.

Un programma di solito comprende:

  • allenamento di resistenza, come camminata o cyclette, e di forza per gambe e braccia;
  • esercizi di respirazione, per gestire meglio il fiato durante lo sforzo;
  • educazione su malattia, inalatori e segnali di peggioramento.

Per cominciare a casa puoi provare la respirazione diaframmatica. Alcuni esercizi utili sono simili a quelli proposti per il fiato corto dopo il Covid.

Quanto movimento fare se hai la BPCO?

Con regolarità e su misura. L'OMS consiglia a chi ha la BPCO di restare fisicamente attivo, e GOLD chiede di mantenere l'attività anche dopo la riabilitazione. Muoversi poco indebolisce i muscoli, e muscoli deboli fanno venire il fiatone prima.

  • Cammina ogni giorno, anche a piccoli blocchi. Puoi farti guidare dal ritmo: devi riuscire a parlare con frasi brevi.
  • Aggiungi esercizi di forza leggeri, come alzarti dalla sedia.
  • Fermati e chiama il medico se il fiato peggiora molto, se compare dolore al petto o febbre.

Un fisioterapista può impostare un programma sicuro e graduale. A Fisiosalaria la prima seduta di valutazione costa 19,90 €.

Domande frequenti

Il farmaco biologico guarisce la BPCO?

No. Nello studio MATINEE ha ridotto le riacutizzazioni di circa un quinto, ma la malattia resta e gli inalatori vanno continuati.

Come faccio a sapere se ho gli eosinofili alti?

Con un normale emocromo. Però il valore da solo non basta: servono anche BPCO non controllata e triplice terapia in corso. Decide lo specialista.

Se prendo il biologico posso evitare la riabilitazione?

No. Il farmaco agisce sulle riacutizzazioni, mentre la riabilitazione migliora fiato, stanchezza e qualità della vita. Le due cose si sommano.

Fonti

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