Epicondilite resistente: infiltrazioni, onde d'urto o intervento?
In breve. Quando un'epicondilite resiste alle prime cure, la base resta l'esercizio di rinforzo progressivo con la gestione dei carichi: infiltrazioni e onde d'urto sono opzioni aggiuntive, non scorciatoie. L'infiltrazione di cortisone dà sollievo per meno di sei settimane e, in uno studio su JAMA, si associava a più ricadute a un anno. Le onde d'urto hanno prove contrastanti e il loro effetto si giudica settimane dopo la fine del ciclo. L'intervento si discute solo dopo 6-12 mesi di cure non chirurgiche ben fatte.
A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 09.10.2026.
L' epicondilite è un sovraccarico dei tendini che estendono il polso, nel punto in cui si attaccano alla sporgenza esterna del gomito. In un tendine sofferente da tempo, il problema principale non è un'infiammazione da spegnere, ma una struttura che tollera poco carico. Questo spiega perché alcune cure tolgono il dolore per un po' e poi il dolore torna.
Qui mettiamo in fila le opzioni da discutere quando le prime terapie non bastano, con quello che dicono le prove. Se il dolore va e viene da anni e vuoi prima capire come rivalutare la diagnosi, leggi epicondilite cronica: cosa fare se il dolore torna da anni.
Gli antinfiammatori non risolvono: quali opzioni discutere?
Gli antinfiammatori, presi su indicazione del medico, possono ridurre il dolore per qualche giorno, ma raramente bastano in un problema che dura da mesi. Le strade da discutere con il medico e con il fisioterapista sono:
- Esercizio terapeutico progressivo: è il cuore del trattamento. Si parte con esercizi isometrici (contrazioni senza movimento) e si passa a esercizi lenti, anche eccentrici, cioè con il muscolo che lavora mentre si allunga.
- Gestione del carico: ridurre per un periodo i gesti scatenanti, sollevare con il palmo verso l'alto, sistemare mouse e attrezzi.
- Tutori: fascia sotto il gomito o tutore per il polso in alcune fasi; da soli non curano.
- Terapia manuale: può ridurre il dolore nel breve periodo e rendere più facili gli esercizi.
- Infiltrazioni e onde d'urto: opzioni da valutare con lo specialista, con aspettative realistiche (vedi sotto).
Il dolore è ancora lì dopo l'infiltrazione: come valutarlo?
Come un andamento atteso, non come la prova che la diagnosi sia sbagliata. Secondo StatPearls il cortisone dà un beneficio a breve termine, per meno di sei settimane, ma non funziona nel lungo periodo.
Uno studio pubblicato su JAMA nel 2013, su 165 persone con epicondilite, ha mostrato un dato che sorprende molti:
- a un anno stava meglio l' 83% di chi aveva ricevuto il cortisone, contro il 96% di chi aveva ricevuto un'iniezione placebo;
- le ricadute a un anno erano del 54% dopo cortisone e del 12% dopo placebo.
Al controllo è utile riferire quanto è durato il beneficio, se il dolore è uguale o diverso da prima, se sono comparsi formicolii o debolezza e se il carico è cambiato nel frattempo. Se l'infiltrazione non ha dato nessun sollievo, nemmeno breve, può valere la pena rivalutare da dove viene il dolore. Ripetere infiltrazioni ravvicinate è una scelta del medico, che ne valuta benefici e limiti.
Il plasma ricco di piastrine (PRP) è un'altra infiltrazione: secondo StatPearls, nei casi cronici ha dato meno dolore e migliore funzione rispetto al cortisone, ma le prove non sono ancora definitive.
Dopo quanto tempo si valuta l'effetto delle onde d'urto?
A distanza di alcune settimane dalla fine del ciclo, spesso un paio di mesi, insieme al medico che le ha indicate. Il tendine risponde lentamente: giudicare dopo la prima o la seconda seduta non ha senso.
Sulle onde d'urto nell'epicondilite le prove sono contrastanti. Una revisione del 2020 su 13 studi ha trovato un beneficio su dolore e forza della presa, ma con studi di qualità limitata; StatPearls riporta che gli studi non hanno mostrato miglioramenti significativi. Per questo vanno considerate un'opzione aggiuntiva.
- Durante e dopo il ciclo si continuano gli esercizi di rinforzo.
- Un aumento temporaneo del fastidio nei giorni dopo le sedute può capitare: ne parliamo in più dolore dopo la fisioterapia o le onde d'urto.
- Se dopo alcune settimane non è cambiato nulla su dolore e funzione, ripetere lo stesso ciclo “per insistere” ha poco senso: meglio rivalutare.
Quali alternative discutere prima di operare un'epicondilite cronica?
Prima dell'intervento conviene essere sicuri di aver fatto davvero un percorso conservativo completo. Le fonti ortopediche indicano che l'80-95% delle persone migliora senza chirurgia. Una lista di controllo da fare con il medico:
- La diagnosi è stata confermata, escludendo collo, nervi e articolazione?
- Ho fatto esercizi di rinforzo progressivi per mesi, con aumenti di carico guidati?
- Ho modificato i carichi al lavoro e nello sport?
- Ho discusso le infiltrazioni e le altre terapie, sapendo cosa aspettarmi?
- Ho considerato sonno, stress e attività fisica generale?
Quando si parla di intervento e cosa chiedere al chirurgo?
Quando il dolore limita ancora la vita dopo 6-12 mesi di cure non chirurgiche ben fatte. StatPearls lo descrive come l'ultima risorsa e ricorda che è raramente necessario. Di solito si rimuove il tessuto tendineo malato e, se serve, si reinserisce il tendine sull'osso, a cielo aperto o in artroscopia.
L'AAOS riporta un successo nell'80-90% dei casi, con ritorno allo sport in genere a 4-6 mesi; una certa perdita di forza non è rara. Tra le complicanze descritte ci sono dolore persistente e, più raramente, irritazione del nervo radiale o instabilità. Domande utili:
- Che tecnica propone e perché nel mio caso?
- Cosa mostrano gli esami che rende l'intervento utile?
- Quando potrò tornare al lavoro?
- Cosa succede se non mi opero?
La decisione si prende con il chirurgo. Per il dopo, vedi intervento ai tendini del gomito: come va il recupero.
Quando farsi vedere subito
- Gomito gonfio, caldo e arrossato dopo un'infiltrazione, con o senza febbre.
- Debolezza improvvisa della mano o del polso.
- Formicolii nuovi o in peggioramento.
- Dolore notturno costante o calo di peso inspiegato.
Il parere del team Fisiosalaria
Vediamo spesso persone che hanno fatto in sequenza antinfiammatori, infiltrazioni e un ciclo di terapie fisiche, ma mai un vero programma di rinforzo. In quei casi la domanda non è quale terapia aggiungere, ma cosa è mancato. Le terapie che tolgono il dolore possono aiutare a superare una fase, purché nel frattempo il tendine venga caricato.
L'ortopedico pesa indicazioni e limiti di infiltrazioni e chirurgia; il fisioterapista costruisce il carico; l'osteopata considera collo e spalla. Se l'epicondilite resiste da mesi, una valutazione aiuta a capire da dove viene il dolore e da dove ripartire.
Domande frequenti
Quante infiltrazioni di cortisone si possono fare?
Lo decide il medico caso per caso. Il cortisone dà sollievo breve e negli studi si associa a più ricadute a un anno, per questo di solito non si ripete in modo ravvicinato.
Il PRP funziona meglio del cortisone?
Nei casi cronici alcune ricerche lo indicano come più utile del cortisone, ma le prove non sono definitive. Si decide con lo specialista.
Le onde d'urto fanno male?
Possono essere fastidiose durante la seduta e dare un aumento temporaneo del dolore nei giorni successivi.
Dopo l'intervento il dolore sparisce subito?
No. Il recupero richiede mesi: il ritorno allo sport avviene spesso tra i 4 e i 6 mesi.
Fonti
- Buchanan BK, Varacallo MA, Lateral Epicondylitis (Tennis Elbow), StatPearls, 2023
- ScienceDaily, sintesi dello studio Coombes et al. su JAMA: corticosteroid injection and physiotherapy for tennis elbow, 2013
- Yao G et al., Efficacy of Extracorporeal Shock Wave Therapy for Lateral Epicondylitis: A Systematic Review and Meta-Analysis, BioMed Research International, 2020
- AAOS OrthoInfo, Tennis Elbow (Lateral Epicondylitis), consultato 2026
- NHS, Tennis elbow, consultato 2026
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.
Immagine: Vitaly Gariev su Unsplash.
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