Spondilolistesi: cos'è e come si convive?

In breve. La spondilolistesi è lo scivolamento in avanti di una vertebra rispetto a quella sottostante, di solito nella parte bassa della schiena. Si misura in gradi da I a V: i gradi I e II sono i più comuni e spesso danno pochi disturbi. Secondo l'AAOS il trattamento non chirurgico funziona nella maggior parte dei pazienti: non rimette a posto la vertebra, ma riduce i sintomi. Se camminare diventa difficile, il dolore è continuo o compare debolezza, serve una rivalutazione dallo specialista.

A cura del team clinico Fisiosalaria: ortopedici, fisioterapisti e osteopati. Ultima modifica 09.10.2026.

La spondilolistesi è lo spostamento in avanti di una vertebra sopra quella che sta sotto, come un mattone che sporge da una pila. Il livello più colpito è il passaggio tra l'ultima vertebra lombare e il sacro, cioè L5-S1, seguito da L4-L5.


Le forme più comuni nell'adulto sono due. La istmica nasce da una piccola frattura da stress di un ponticello osseo della vertebra (la pars interarticularis ), spesso già in adolescenza. La degenerativa nasce dall'usura di dischi e articolazioni ed è più frequente dopo i 50 anni. Secondo l'AAOS, circa il 4-6% della popolazione statunitense ha una spondilolisi o una spondilolistesi, e molte persone lo scoprono per caso.


Cosa dicono i gradi della spondilolistesi?


Il grado indica quanto la vertebra è scivolata rispetto alla larghezza di quella sotto. Si usa la classificazione di Meyerding:



  • Grado I: fino al 25%.

  • Grado II: dal 26 al 50%.

  • Grado III: dal 51 al 75%.

  • Grado IV: dal 76 al 100%.

  • Grado V: oltre il 100%, si parla di spondiloptosi.


I gradi I e II sono di basso grado, dal III in su di alto grado. Il numero però non dice da solo quanto dolore avrai. Conta anche se lo scivolamento è stabile, cioè se la vertebra resta ferma nelle radiografie fatte piegandosi in avanti e indietro (radiografie dinamiche).


Come gestire una spondilolistesi L5-S1 diagnosticata da anni?


Se è stabile e i sintomi sono sopportabili, si convive con un buon programma di movimento e controlli quando qualcosa cambia. Dopo anni, la vertebra di solito ha trovato un suo equilibrio: il compito è mantenere schiena, anche e gambe forti e resistenti.



  • Esercizio regolare: rinforzo di tronco, glutei e cosce, due o tre volte a settimana, con carichi che crescono piano.

  • Muscoli posteriori della coscia: spesso sono tesi in questa condizione; allungarli con costanza aiuta a muoversi meglio.

  • Attività aerobica ben tollerata: camminata, cyclette, nuoto.

  • Gestione dei carichi: non vietare tutto, ma dosare sollevamenti ripetuti e posizioni con la schiena molto inarcata, se aumentano il dolore.

  • Abitudini quotidiane: chi lavora in piedi spesso sta meglio appoggiando un piede su un rialzo o alternando con brevi pause seduto.


Le radiografie di controllo servono soprattutto quando cambiano i sintomi o nei giovani, in cui lo scivolamento può progredire. In un adulto con un quadro stabile da anni, non c'è bisogno di ripeterle «per abitudine».


Cosa fare se la spondilolistesi rende difficile camminare?


Se camminare diventa difficile, è probabile che i nervi siano coinvolti, spesso per una stenosi, cioè un restringimento del canale dei nervi, associata allo scivolamento. Il segnale tipico è doversi fermare dopo un certo tratto per dolore, pesantezza o formicolio alle gambe, che passano sedendosi o piegandosi in avanti.



  • Fatti rivalutare dallo specialista, con un esame neurologico (forza, sensibilità, riflessi) e, se serve, una risonanza.

  • Allenati nelle posizioni amiche: cyclette e camminata appoggiati a un carrello sono spesso meglio tollerate, perché la schiena resta leggermente in avanti.

  • Lavora su forza ed equilibrio, per mantenere l'autonomia e ridurre il rischio di cadute.


Il meccanismo del cammino corto è spiegato nella pagina sulla stenosi lombare. Se compaiono debolezza vera, inciampi o cadute, la valutazione va anticipata.


Quali opzioni valutare se la spondilolistesi provoca dolore continuo?


Quando il dolore resta continuo nonostante cure ben fatte, è il momento di rivedere tutto il percorso con lo specialista. L'AAOS indica in genere 3-6 mesi di cure non chirurgiche nella forma degenerativa e 6-12 mesi in quella istmica prima di considerare l'intervento, salvo deficit dei nervi che peggiorano.



  • Rivedere gli esercizi: spesso il programma è stato troppo leggero, troppo breve o poco adattato alla persona.

  • Antinfiammatori per periodi brevi, su indicazione del medico.

  • Infiltrazioni: possono ridurre dolore e intorpidimento, ma non la debolezza.

  • Intervento, quando dolore e limitazioni restano importanti: ne parliamo in intervento per spondilolistesi.


Domande utili da portare alla visita: «Il mio dolore viene davvero dallo scivolamento o da altro?», «La vertebra si muove nelle radiografie dinamiche?», «Cosa rischio se aspetto?».


Come affrontare una spondilolistesi di terzo grado in giovane età?


Un grado III in un giovane è una spondilolistesi di alto grado e va seguita da uno specialista della colonna. Secondo l'AAOS, gli scivolamenti oltre il 50% si associano più spesso a dolore importante e a sofferenza dei nervi. L'intervento si considera se lo scivolamento è grave, peggiora nel tempo, comprime i nervi o dà dolore che persiste nonostante le cure.



  • Controlli regolari con radiografie, soprattutto durante la crescita, quando lo scivolamento può aumentare.

  • Attenzione ai segnali nervosi: formicolio, debolezza, difficoltà a camminare, muscoli posteriori della coscia molto rigidi.

  • Sport concordato: non è sempre vietato, ma va deciso con lo specialista, evitando i gesti che aumentano il dolore.

  • Decisione condivisa: se si valuta l'intervento, il chirurgo spiega obiettivi, tecnica e tempi in base all'età e al quadro.


Nell'adolescente sportivo con mal di schiena che non passa, specie inarcando la schiena, una valutazione precoce è utile: all'inizio la frattura da stress può ancora guarire.


Quando farsi vedere subito



  • Disturbi di vescica o intestino, intorpidimento intorno ai genitali e all'ano.

  • Debolezza progressiva di una o entrambe le gambe, piede che cade.

  • Cadute frequenti o instabilità nuova nel cammino.

  • Febbre, calo di peso inspiegato, dolore notturno costante.


Il parere del team Fisiosalaria


Vediamo spesso persone che, letta la parola «spondilolistesi» sul referto, smettono di muoversi per paura che la vertebra scivoli. Nei casi di basso grado e stabili la colonna resta solida, e il movimento dosato è la cura principale. L'errore opposto è ignorare per anni sintomi nervosi che peggiorano piano piano.


Lo sguardo dell'ortopedico serve a inquadrare grado, stabilità e nervi; fisioterapista e osteopata costruiscono un programma che si adatti alla vita reale, dal lavoro allo sport. Se il dolore dura da più di qualche settimana, una valutazione aiuta a capire da dove viene e da dove ripartire.


Domande frequenti

La spondilolistesi peggiora sempre con gli anni?

No. Molte spondilolistesi di basso grado restano stabili per anni. Il rischio di progressione è maggiore nei giovani in crescita e negli scivolamenti di alto grado.

Posso fare palestra con la spondilolistesi?

Nella maggior parte dei casi di basso grado sì, con esercizi scelti bene e carichi progressivi. Vanno dosati i movimenti che aumentano il dolore, spesso le iperestensioni ripetute.

Il busto serve?

Può essere usato in casi selezionati, per esempio in un giovane con una frattura da stress recente. Nelle forme di lunga data, secondo l'AAOS, è meno probabile che aiuti.

Spondilolisi e spondilolistesi sono la stessa cosa?

No. La spondilolisi è la frattura da stress del ponticello osseo; la spondilolistesi è lo scivolamento, che può derivare da quella frattura o dall'usura.

Fonti

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o una valutazione fisioterapica.

Immagine: Vitaly Gariev su Unsplash.

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