Quando sono indicate le onde d’urto? La guida che ti evita perdite di tempo
Indicazioni reali, differenza tra focali e radiali, cosa dice l’evidenza scientifica e come capire se nel tuo caso hanno davvero senso

Quando sono indicate le onde d’urto?
Se te lo stai chiedendo, di solito sei in una di queste situazioni: dolore che dura da settimane (o mesi), hai già provato “qualcosa” e vuoi capire se le onde d’urto sono la scelta giusta o solo una perdita di tempo.
Da quanto tempo questo dolore limita le tue giornate? Cosa succede se continui a rimandare? Che cosa hai già provato senza risultati?
Cosa sono le onde d’urto e perché si usano
Le onde d’urto (ESWT) sono onde acustiche ad energia controllata applicate su tendini e tessuti dolorosi. L’obiettivo non è “fare magia” sul dolore, ma stimolare una risposta biologica nei tessuti che faticano a recuperare.
In parole semplici: cosa cercano di ottenere
- riattivare processi di recupero in tendini “bloccati” da troppo tempo
- ridurre il dolore e migliorare la funzione nel tempo
- favorire un ambiente tissutale più favorevole alla guarigione
Nella pratica clinica, le onde d’urto vengono considerate soprattutto quando il problema è persistente e non risponde bene ai primi approcci conservativi. Questo è in linea anche con indicazioni presenti in documenti istituzionali e di governance clinica per alcune condizioni (es. fascite plantare cronica/refrattaria). :contentReference[oaicite:0]{index=0}
Quando sono davvero indicate
Non tutte le diagnosi “vanno a onde d’urto”. In genere, sono più indicate quando:
- il dolore dura da almeno diverse settimane e tende a ripresentarsi
- c’è una chiara componente tendinea/inserzionale (tendinopatia)
- i trattamenti di base (gestione carico, esercizi, terapia manuale) non hanno dato beneficio sufficiente
- la diagnosi è coerente (cioè non è “dolore generico” senza quadro)
Le indicazioni più comuni (in ambito muscolo-scheletrico)
- Fascite plantare/ dolore al tallone (soprattutto se cronico)
- Epicondilite(gomito del tennista)
- Tendinopatia achillea
- Tendinopatia rotulea(in casi selezionati, spesso associata a lavoro attivo)
- Dolori inserzionali cronici(da valutare caso per caso)
Una review recente suggerisce un effetto utile su dolore in diverse tendinopatie, pur sottolineando la necessità di protocolli e indicazioni corrette per singola condizione. :contentReference[oaicite:1]{index=1}
Quando NON sono la prima scelta
Sono meno appropriate (o non prioritarie) quando:
- il dolore è molto acuto e non è stata fatta una valutazione seria
- c’è una causa principale diversa (es. dolore irradiato da colonna, instabilità, lesioni importanti)
- il problema si risolve meglio con rieducazione attiva e gestione dei carichi
La domanda giusta da farsi
“Sto scegliendo le onde d’urto perché sono indicate… o perché voglio una soluzione rapida?” Se l’obiettivo è durare nel tempo, spesso serve un percorso (onde d’urto + esercizi mirati).
Onde d’urto focali vs radiali: che differenza c’è
È una domanda pratica e intelligente, perché cambia la strategia.
Radiali
Tendono a distribuire l’energia su un’area più ampia e più superficiale. Possono essere utili in problematiche più “diffuse” e meno profonde.
Focali
Concentrano l’energia in un punto più preciso e possono raggiungere tessuti più profondi, con indicazioni che dipendono dalla sede e dal tipo di lesione. :contentReference[oaicite:2]{index=2}
Il punto decisivo
Non è una gara “focali vs radiali”. Conta la scelta corretta per la tua diagnosi e la corretta impostazione (energia, frequenza, numero di impulsi, intervallo tra sedute). :contentReference[oaicite:3]{index=3}
In quanto tempo funzionano e quante sedute servono
In molte condizioni, i protocolli clinici usano cicli di 3–6 sedute, distanziate nel tempo. Il beneficio può:
- comparire gradualmente
- stabilizzarsi nelle settimane successive
- migliorare di più se associato a esercizi e gestione del carico
Per alcune indicazioni (come fascite plantare cronica) esistono anche documenti di indirizzo clinico e informativi che inquadrano l’uso della procedura in contesti selezionati. :contentReference[oaicite:4]{index=4}
Possono peggiorare il dolore?
Un aumento temporaneo del fastidio può accadere, soprattutto nelle prime 24–48 ore: sensibilità locale, indolenzimento, “zona più reattiva”.
Quando è una reazione “compatibile”
- fastidio controllabile, non in peggioramento progressivo
- sensibilità locale che rientra in pochi giorni
- miglioramento graduale tra una seduta e l’altra
Quando serve rivalutare
- dolore forte e crescente giorno dopo giorno
- perdita di funzione importante
- segni anomali o sintomi “diversi dal solito”
FAQ – Le domande più frequenti
Le onde d’urto “rompono” il tendine?
No, non è questo il principio. L’obiettivo è stimolare una risposta di recupero. La sicurezza dipende da diagnosi corretta e parametri impostati in modo adeguato. :contentReference[oaicite:5]{index=5}
Devo fermare lo sport?
Dipende dal carico e dal tipo di sport. Spesso non serve “fermarsi totalmente”, ma serve modulare ciò che irrita il tessuto e inserire esercizi mirati.
Funzionano se ho dolore da tanto tempo?
Proprio nei quadri cronici/refrattari vengono spesso considerate. Per alcune condizioni, anche documenti istituzionali le inquadrano come opzione selezionata dopo fallimento di approcci conservativi. :contentReference[oaicite:6]{index=6}
Meglio focali o radiali per me?
Dipende dalla profondità della lesione, dalla sede e dal quadro clinico. La scelta va fatta dopo valutazione: non esiste una risposta valida per tutti. :contentReference[oaicite:7]{index=7}
Se vuoi capire se sono indicate nel tuo caso
Se ti stai chiedendo “vale la pena provarle?”, il passo più utile è chiarire una cosa: qual è la diagnosi più probabile e che cosa sta mantenendo il dolore.
Vuoi capire se questo percorso è adatto a te? Possiamo valutare insieme il tuo caso e spiegarti con chiarezza cosa ha senso fare adesso.
Vuoi prenotare o parlare direttamente con noi?👇 Scrivici ora su WhatsApp, ti rispondiamo in tempo reale!







